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Finanziamenti per aprire un bar, agevolazioni che possono aiutare nell’impresa

In tempo di crisi non è facile decidere di investire il proprio denaro in un’attività imprenditoriale: troppe tasse, troppe leggi e regolamenti da rispettare pedissequamente per non andare incontro a sanzioni e rischio di chiusura, troppa incertezza sul futuro e sulla riuscita dell’impresa.

Eppure, anche in tempi duri, ci sono attività e settori dove è più facile ritagliarsi un proprio spazio, naturalmente con una cura per il cliente, un’attenzione e un servizio che consentano di differenziarsi dalla massa e spiccare, riuscendo quindi ad ammortizzare le spese e aumentare i guadagni, senza mai andare a scapito della qualità.

finanziamenti per aprire un bar

Aprire e gestire un bar può rivelarsi, ad esempio, una buona idea per mettere su un’impresa, a patto però che non si sottovaluti il tutto, finendo per considerarle attività “facili”. Nella realtà infatti non è affatto così: aprire un bar significa avviare un progetto imprenditoriale impegnativo, per il quale occorre conoscere le normative, investire, avere regole contabili, saper trattare con consulenti e fornitori e soprattutto tenersi lontano da qualsiasi forma di approssimazione o di improvvisazione.

In primis bisogna sapere che i bar rientrano per legge negli “esercizi di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande” e più precisamente sono definiti “locali di vendita per il consumo sul posto”.

Le licenze che regolamentavano la libera concorrenza non esistono più da alcuni anni: l’art. 3 della legge 248/2006 le ha eliminate, ma è solo da maggio 2010 che – grazie alla circolare del Ministero dello Sviluppo Economico n.3635/C – i Comuni non possono più fissare il numero di bar e ristoranti che possono essere aperti sul loro territorio, con alcune eccezioni, limitate generalmente ai centri storici delle più importanti città d’arte.

Non serve quindi un’autorizzazione, ma certamente occorre rispettare rigide normative che riguardano la struttura e la posizione del locale (destinazione d’uso, metri quadri, rispetto di alcune caratteristiche urbanistiche ed edilizie) e soprattutto bisogna disporre dei requisiti per l’esercizio dell’attività di somministrazione di alimenti e bevande.

Aprire un bar significa dar vita ad una attività d’impresa: per prima cosa quindi il titolare dovrà regolare la propria posizione imprenditoriale e quindi aprire Partita Iva, individuare con l’aiuto di un commercialista la forma societaria più adatta ed iscrivere la società presso il Registro delle Imprese competente.

L’immobile prescelto deve essere a norma e quindi perfettamente in regola quanto a licenze e requisiti che sono imposti spesso dalla legislazione locale (Comunale o Regionale). Ciò vale anche qualora si sia scelto di rilevare un bar già esistente, per non avere problemi successivamente.

Vanno poi affrontate tutte le pratiche strettamente “burocratiche”:

  • presentazione al Comune del modulo per la comunicazione di inizio attività comprensivo degli allegati richiesti (dati del titolare, dell’impresa, orari di apertura, agibilità, conformità ASL ecc.);
  • richiesta al comune dell’autorizzazione all’esposizione dell’insegna;
  • richiesta all’Agenzia delle Entrate dell’autorizzazione alla vendita al minuto di superalcolici;
  • pagamento diritti SIAE per la diffusione di musica e immagini;
  • (per locali di dimensioni pari o superiori ai 450 mq) richiesta di certificazione antincendio ai Vigili del Fuoco.

Naturalmente, prima di avviare l’attività vera e propria, è necessario pianificare attentamente la gestione e prevederne ogni aspetto compresi i costi, le fonti di finanziamento e le prospettive di ricavo. Lo strumento fondamentale da utilizzare in fase di start-up, ma anche successivamente, è il business plan.

Il business plan andrà redatto con prudenza e precisione, considerando nel dettaglio ogni singolo elemento coinvolto nell’attività, descrivendo con cura tutte le voci di costo, le fonti dei ricavi ed ogni altro elemento che influisca sull’attività.

Ai soggetti esterni il business plan  servirà infatti per capire quanto effettivamente sarà remunerativa l’attività una volta avviata e se è conveniente investire nel business. Un buon business plan  potrà infatti aiutare sia ad ottenere un finanziamento per aprire il proprio bar da banche e soggetti privati, sia ad accedere ai fondi europei ed ai finanziamenti agevolati.

Il nodo dolente di ogni attività è proprio questo, il reperimento di tutti i fondi necessari: cosa si fa quando non si ha il budget necessario?

Certamente, con buone garanzie, si può ottenere un prestito vantaggioso da banche e società finanziarie, ma si può anche cercare di ottenere finanziamenti ed agevolazioni, che abbattono i costi e soprattutto gli interessi da rimborsare su un eventuale prestito.

Per chi apre una nuova attività nel servizio bar/ristorazione i contributi vanno dal 20% al 50% a fondo perduto, a seconda della tipologia dei soci (numero di occupati/non occupati) e del tipo di società costituita (società di persona o di capitali).

Governi e istituzioni si pongono da tempo il problema di aiutare i piccoli imprenditori con le idee chiare e proprio in quest’ottica vanno letti i finanziamenti Autoimpiego di Invitalia: si tratta di una forma di finanziamento che può arrivare ad un importo di 129.000€ di cui la metà circa a fondo perduto e la metà ad un tasso di interesse agevolato.

Uno strumento questo pensato anche per mettere un freno alla disoccupazione, e proprio per questo si rivolge alle microimprese (soprattutto alle società di persone, quindi non SRL o simili) che siano fondate da disoccupati. Il disoccupato deve essere maggiorenne, ma non ci sono limiti di età.

Per accedere a questi finanziamenti bisogna inoltre possedere i requisiti di carattere morale (non avere condanne, né penali né di carattere finanziario) e soprattutto preparare, come già detto, un business plan quanto più esaustivo e convincente possibile.

I fondi non sono naturalmente, infiniti, e, oltre a presentare la domanda per tempo, non appena i bandi offerti dalle ragioni ma anche dalla comunità europea vengono resi disponibili, anche avere un certo punteggio. Nella maggior parte dei bandi a dare punteggio sono elementi che hanno a che fare con la bontà dell’idea imprenditoriale e con la capacità di condurlo bene, quali ad esempio avere esperienze precedenti, aprire in location interessanti, portare innovazione o artigianalità.

Molti bandi sono finalizzati al finanziamento di interventi ben specifici, che possono andare dalla ristrutturazione, alla riqualificazione, alla apertura tout court fino al finanziamento delle spese correnti, come l’affitto o il personale, nei primi mesi di vita della attività.

Generalmente, l’erogazione delle agevolazione avviene in due momenti: un anticipo e un saldo. Per quanto riguarda gli investimenti, al momento della stipula del contratto di finanziamento, si può chiedere un anticipo pari al 20% del totale delle agevolazioni per gli investimenti. Il saldo viene  erogato in un’unica soluzione, una volta completato l’investimento. Per le spese di gestione invece si può chiedere un anticipo pari al 30% delle spese previste, mentre il saldo è erogato, a seguito della presentazione delle fatture quietanzate.

I contributi principali a disposizione al momento sono la Legge 185/2000 e Legge Sabatini Bis.

La legge 185/2000 denominata “Incentivi all’autoimprenditorialità e all’autoimpiego“ prevede l’erogazione di un contributi a fondo perduto per un massimo di 10.329 €, e di un finanziamento di 5 anni a tasso agevolato per un importo massimo di 15.493 €. Per un totale di 25.823 €. La legge Sabatini Bis eroga finanziamenti a tasso agevolato da 20.00 a 2.000.000 € per l’acquisto di beni strumentali per attività presenti sul territorio italiano.

Esiste inoltre la possibilità di richiedere un prestito d’onore, una tipologia di finanziamento che viene erogato a tasso agevolato che permette di ottenere fino a 25.823 euro, nel caso di persona fisica o fino a 129.114 euro nel caso di società di persone. Il prestito è rivolto a tutte le persone disoccupate che abbiano compiuto la maggiore età e che siano residenti in Italia da almeno 6 mesi. Con questo prodotto è possibile finanziare l’avvio di imprese individuali e società di persone.

Aprire un bar è una decisione che va attentamente valutata: molte sono infatti le opportunità per avviare un’attività remunerativa, a patto di essere in grado di fare bene il proprio mestiere e ovviamente di richiamare un buon numero di clienti.

Il bar, al pari di ogni altra attività commerciale, deve essere prima di tutto concepito mentalmente. Luogo di incontro oppure location ideale per una pausa, il bar nel corso degli anni ha mutato notevolmente il suo aspetto. Le strutture di oggi non sono più generici esercizi di somministrazione di alimenti e bevande ma luoghi specializzati in colazioni e merende, spesso concepiti a tema: con qualche buona idea e tanto impegno si può certamente riuscire nell’impresa, ma senza avere fretta e ponderando accuratamente ogni decisione.

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