Come finanziare una Start-up tutti i molteplici modi per trovare finanziamenti
di Redazione
18/03/2017
In tempo di crisi, sono migliaia le imprese che ogni anno sono costrette a chiudere i battenti, stritolate da una concorrenza serrata e da un cuneo fiscale che continua a crescere, nonostante già sia tra i più alti d’Europa.
Numeri alla mano, rifacendoci ad un’indagine dell'Ufficio studi della Cgia, solo nel 2016 le imprese attive sono diminuite di 21.780 unità, mentre dall'inizio della crisi (2009) il numero complessivo è crollato di 116 mila attività. In valore assoluto, l’edilizia (-65.455 imprese) e i trasporti (-16.699) sono le categorie che hanno risentito maggiormente degli effetti negativi della crisi. In sofferenza anche le attività manifatturiere, in particolar modo le imprese metalmeccaniche (-12.556 per i prodotti in metallo e -4.125 per i macchinari) e gli artigiani del legno (-8.076 che diventano -11.692 considerando anche i produttori di mobili).
Dare vita a una nuova impresa in un periodo in cui la crisi sembra fagocitare imprese solide e avviate può sembrare quindi utopico, eppure, per fortuna, c'è un humus fertilissimo di giovani pieni di idee che hanno solo bisogno di qualche facilitazione per realizzare un sogno, un'impresa appunto: e perché non farlo dando vita ad una start-up?
A partire dal 2012, sono infatti state ideate una serie di norme per favorire la nascita e lo sviluppo di start-up innovative, che riconoscono una serie di benefici amministrativi e fiscali alle nuove aziende che soddisfano alcuni requisiti (investimenti in R&S, presenza di dottorandi, brevetti, ecc) e possono essere ammesse a una sezione speciale del Registro delle Imprese.
Ma andiamo con ordine, cominciando a cercare una definizione, seppure senza nessuna pretesa di esaustività, di un fenomeno in continua evoluzione come quello delle start-up, nate in ambito informatico, ma che si sono via via affermate anche in altri settori strategici della nostra economia.
Start-up è un termine, oramai molto inflazionato, per indicare un’azienda fondata da poco tempo, che generalmente – ma non sempre – lavora sul web, alla ricerca di un modello di business scalabile.
Sulla scia delle esperienze americane della Silicon Valley e di New York, in alcuni paesi, tra cui anche l’Italia appunto, è cresciuto a dismisura il numero di giovani che decidono di non aspettare di trovare un lavoro ma di crearselo da soli.
Anche se con qualche ritardo rispetto al resto d’Europa, l’Italia si sta adeguando anche normativamente a queste nuove realtà imprenditoriali. Il Decreto Legge 18 ottobre 2012, n. 179 recante "Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese", convertito con modifiche dalla legge 17 dicembre 2012 n. 221, ha introdotto nel panorama legislativo italiano un quadro di riferimento organico per favorire la nascita e la crescita di nuove imprese innovative (startup). La normativa è stata successivamente modificata dal d.l. n. 76/2013 in vigore dal 28 giugno 2013 e dal d.l. n. 3/2015 convertito in legge n. 33/2015 in vigore dal 26/03/2015.
L'art. 25 del decreto definisce la start-up innovativa come una società di capitali, costituita anche in forma cooperativa, di diritto italiano oppure Societas Europea, le cui azioni o quote non sono quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione. Vi rientrano, pertanto, sia le srl (compresa la nuova forma di srl semplificata o a capitale ridotto), sia le spa, le sapa, sia le società cooperative.
Naturalmente occorrono determinati requisiti affinché una società possa essere definita startup :
- la società deve essere costituita e operare da non più di 60 mesi (modificato dal d.l. 3/2015);
- è residente in Italia ai sensi dell'art. 73 del Decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, o in uno degli stati membri dell'Unione Europea o in Stati aderenti all'Accordo sullo spazio economico europeo, purché abbia una sede produttiva o una filiale in Italia (modificato dal d.l. 3/2015);
- il totale del valore della produzione annua, a partire dal secondo anno di attività, non deve superare i 5 milioni di euro;
- non deve distribuire o aver distribuito utili;
- deve avere quale oggetto sociale esclusivo o prevalente, lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico;
- non deve essere stata costituita per effetto di una fusione, scissione societaria o a seguito di cessione di azienda o di ramo di azienda.
- sostenere spese in ricerca e sviluppo in misura pari o superiore al 20 per cento del maggiore importo tra il costo e il valore della produzione; (percentuale ridotta al 15% con d.l. n. 76/2013)
- impiegare personale altamente qualificato per almeno un terzo della propria forza lavoro ovvero in percentuale uguale o superiore a due terzi della forza lavoro complessiva di personale in possesso di laurea magistrale ai sensi dell'art. 4 del d.m. n. 270/2004 (così integrato con d.l. n. 76/2013)
- essere titolare o depositaria o licenziataria di almeno una privativa industriale relativa ad una invenzione industriale, biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una varietà vegetale ovvero sia titolare dei diritti relativi ad un programma per elaboratore originario registrato presso il Registro pubblico speciale per i programmi per elaboratore, purché tali privativesiano direttamente afferenti all'oggetto sociale e all'attività di impresa. (così integrato con d.l. n. 76/2013).
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