In tempo di crisi, sono migliaia le imprese che ogni anno sono costrette a chiudere i battenti, stritolate da una concorrenza serrata e da un cuneo fiscale che continua a crescere, nonostante già sia tra i più alti d’Europa.
Numeri alla mano, rifacendoci ad un’indagine dell’Ufficio studi della Cgia, solo nel 2016 le imprese attive sono diminuite di 21.780 unità, mentre dall’inizio della crisi (2009) il numero complessivo è crollato di 116 mila attività. In valore assoluto, l’edilizia (-65.455 imprese) e i trasporti (-16.699) sono le categorie che hanno risentito maggiormente degli effetti negativi della crisi. In sofferenza anche le attività manifatturiere, in particolar modo le imprese metalmeccaniche (-12.556 per i prodotti in metallo e -4.125 per i macchinari) e gli artigiani del legno (-8.076 che diventano -11.692 considerando anche i produttori di mobili).
Dare vita a una nuova impresa in un periodo in cui la crisi sembra fagocitare imprese solide e avviate può sembrare quindi utopico, eppure, per fortuna, c’è un humus fertilissimo di giovani pieni di idee che hanno solo bisogno di qualche facilitazione per realizzare un sogno, un’impresa appunto: e perché non farlo dando vita ad una start-up?
A partire dal 2012, sono infatti state ideate una serie di norme per favorire la nascita e lo sviluppo di start-up innovative, che riconoscono una serie di benefici amministrativi e fiscali alle nuove aziende che soddisfano alcuni requisiti (investimenti in R&S, presenza di dottorandi, brevetti, ecc) e possono essere ammesse a una sezione speciale del Registro delle Imprese.
Ma andiamo con ordine, cominciando a cercare una definizione, seppure senza nessuna pretesa di esaustività, di un fenomeno in continua evoluzione come quello delle start-up, nate in ambito informatico, ma che si sono via via affermate anche in altri settori strategici della nostra economia.
Start-up è un termine, oramai molto inflazionato, per indicare un’azienda fondata da poco tempo, che generalmente – ma non sempre – lavora sul web, alla ricerca di un modello di business scalabile.
Sulla scia delle esperienze americane della Silicon Valley e di New York, in alcuni paesi, tra cui anche l’Italia appunto, è cresciuto a dismisura il numero di giovani che decidono di non aspettare di trovare un lavoro ma di crearselo da soli.
Anche se con qualche ritardo rispetto al resto d’Europa, l’Italia si sta adeguando anche normativamente a queste nuove realtà imprenditoriali. Il Decreto Legge 18 ottobre 2012, n. 179 recante “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese“, convertito con modifiche dalla legge 17 dicembre 2012 n. 221, ha introdotto nel panorama legislativo italiano un quadro di riferimento organico per favorire la nascita e la crescita di nuove imprese innovative (startup). La normativa è stata successivamente modificata dal d.l. n. 76/2013 in vigore dal 28 giugno 2013 e dal d.l. n. 3/2015 convertito in legge n. 33/2015 in vigore dal 26/03/2015.
L’art. 25 del decreto definisce la start-up innovativa come una società di capitali, costituita anche in forma cooperativa, di diritto italiano oppure Societas Europea, le cui azioni o quote non sono quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione. Vi rientrano, pertanto, sia le srl (compresa la nuova forma di srl semplificata o a capitale ridotto), sia le spa, le sapa, sia le società cooperative.
Naturalmente occorrono determinati requisiti affinché una società possa essere definita startup :
- la società deve essere costituita e operare da non più di 60 mesi (modificato dal d.l. 3/2015);
- è residente in Italia ai sensi dell’art. 73 del Decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, o in uno degli stati membri dell’Unione Europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo, purché abbia una sede produttiva o una filiale in Italia (modificato dal d.l. 3/2015);
- il totale del valore della produzione annua, a partire dal secondo anno di attività, non deve superare i 5 milioni di euro;
- non deve distribuire o aver distribuito utili;
- deve avere quale oggetto sociale esclusivo o prevalente, lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico;
- non deve essere stata costituita per effetto di una fusione, scissione societaria o a seguito di cessione di azienda o di ramo di azienda.
La start-up deve poi soddisfare almeno uno dei seguenti criteri:
- sostenere spese in ricerca e sviluppo in misura pari o superiore al 20 per cento del maggiore importo tra il costo e il valore della produzione; (percentuale ridotta al 15% con d.l. n. 76/2013)
- impiegare personale altamente qualificato per almeno un terzo della propria forza lavoro ovvero in percentuale uguale o superiore a due terzi della forza lavoro complessiva di personale in possesso di laurea magistrale ai sensi dell’art. 4 del d.m. n. 270/2004 (così integrato con d.l. n. 76/2013)
- essere titolare o depositaria o licenziataria di almeno una privativa industriale relativa ad una invenzione industriale, biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una varietà vegetale ovvero sia titolare dei diritti relativi ad un programma per elaboratore originario registrato presso il Registro pubblico speciale per i programmi per elaboratore, purché tali privativesiano direttamente afferenti all’oggetto sociale e all’attività di impresa. (così integrato con d.l. n. 76/2013).
La start-up innovativa è esonerata dal pagamento dell’imposta di bollo e dei diritti di segreteria dovuti per gli adempimenti relativi alle iscrizioni nel registro delle imprese, nonché’ dal pagamento del diritto annuale. L’esenzione è dipendente dal mantenimento dei requisiti previsti dalla legge per l’acquisizione della qualifica di start-up innovativa e dura comunque non oltre il quinto anno di iscrizione.
Naturalmente, per rafforzare la crescita e la propensione all’investimento in imprese startup innovative, è fondamentale cercare di creare un clima favorevole al loro sviluppo aumentando la loro capacità di attrazione dei capitali privati, anche grazie alla leva fiscale.
Lo Stato, attraverso la sua Agenzia delle Entrate, ha quindi previsto una serie di detrazioni e deduzioni per coloro che decidono di investire in questa tipologia di imprese.
Chi investe nel capitale sociale di una o più start-up innovative, direttamente o attraverso Oicr e altre società di settore – gode di una detrazione del 19% (soggetti IRPEF) o del 20% (soggetti IRES) di quanto investito. Nel caso di investimenti in start-up innovative a vocazione sociale o che sviluppano e commercializzano esclusivamente prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico in ambito energetico, la detrazione sale a 25% e 27% rispettivamente.
Se la detrazione è superiore all’imposta lorda, l’eccedenza può essere portata in detrazione nei periodi di imposta successivi non oltre il terzo. L’ammontare complessivo degli investimenti ricevuti da ciascuna start-up innovativa in ogni periodo di imposta non deve essere superiore a 2,5 milioni di euro, pena la perdita dell’intera agevolazione d’imposta. La detrazione si applica solo per i conferimenti in denaro, effettuati alla costituzione della start-up o quando avviene un aumento del capitale sociale.
Ma benefici per le start-up innovative sono rappresentati anche da un finanziamento agevolato senza interessi, nella forma della sovvenzione rimborsabile, e, per le sole imprese costituite da non più di 12 mesi alla data di presentazione della domanda di agevolazione, da servizi di tutoraggio tecnico-gestionale.
Fondi europei, incentivi fiscali, microcredito e bandi regionali: sono diverse, su ogni territorio, le possibilità offerte dagli enti locali a chi vuole fare startup ma non ha tutte le risorse economiche necessarie per far partire le proprie idee d’impresa.
Spesso per una startup i finanziamenti a fondo perduto possono rivelarsi un’ottima possibilità di ottenere la liquidità necessaria per avviare o ampliare l’attività di impresa, senza la pressante necessità di restituire il capitale a precise scadenze e di pagare su di esso interessi (che possono essere anche molto salati).
Una tipologia di Finanziamento a fondo perduto è quello Start and Smart: si tratta di una tipologia di finanziamenti che si rivolge a progetti imprenditoriali a carattere innovativo, promossi da nuove imprese che sono ubicate nei territori del Mezzogiorno.
La Smart prevede l’erogazione di contributi a copertura dei costi di gestione dei primi anni di attività per imprese ubicate in Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia, e i comuni del cratere sismico aquilano. La Start prevede l’erogazione di contributi a sostegno delle spese di investimento iniziale per le nuove imprese che sono ubicate in Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, e nei comuni del cratere sismico aquilano, e che intendono operare nell’economia digitale o valorizzare economicamente i risultati della ricerca.
Smart&Start Italia, invece, è un incentivo del Ministero dello Sviluppo Economico che con il DM 24 settembre 2014, ha rinnovato le agevolazioni per le start-up innovative estendendole all’intero territorio nazionale.
Smart&Start Italia sostiene la nascita e la crescita delle startup innovative in tutta Italia ed ha una dotazione complessiva di circa 200 milioni. Questa tipologia di incentivi finanzia progetti che prevedono programmi di spesa, di importo compreso tra 100 mila e 1,5 milioni di euro, per beni di investimento e/o per costi di gestione.
Tra le principali voci di spesa ammissibili:
– per gli investimenti: impianti, macchinari e attrezzature tecnologiche; componenti HW e SW; brevetti, licenze, knowhow; consulenze specialistiche tecnologiche;
– per la gestione: personale dipendente e collaboratori; licenze e diritti per titoli di proprietà industriale; servizi di accelerazione; canoni di leasing; interessi su finanziamenti esterni.
Le spese devono essere sostenute dopo la presentazione della domanda ed entro i 2 anni successivi alla stipula del contratto di finanziamento.
Concede anche agevolazioni finanziarie. Nello specifico, concede mutui senza interessi, il cui valore può arrivare:
– fino all’80% delle spese ammissibili (max € 1.200.000), nel caso in cui la start-up abbia una compagine costituita da giovani e/o donne o abbia tra i soci un dottore di ricerca che rientra dall’estero.
– fino al 70% delle spese ammissibili (max € 1.050.000) negli altri casi. Una quota a fondo perduto per le start-up localizzate in Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna, Sicilia e nel territorio del Cratere Sismico Aquilano che restituiscono solo l’80% del mutuo agevolato ricevuto.
La durata del finanziamento deve durare al massimo 8 anni, è a tasso zero, il rimborso delle somme finanziate deve invece partire decorsi 12 mesi dall’ultima quota erogata da Invitalia, mediante rate semestrali con scadenza fissa al 31 maggio e 30 novembre di ogni anno.
Le start-up costituite da meno di 12 mesi beneficiano inoltre di servizi di tutoring tecnico-gestionale. I servizi di tutoring, individuati in base alle caratteristiche delle start-up, sono finalizzati a sostenere la fase di avvio. Si tratta di servizi specialistici (pianificazione finanziaria, marketing, organizzazione, gestione dell’innovazione, altro) che possono includere anche scambi con realtà di rilievo internazionale.
La presentazione delle domande e dei piani di impresa per accedere ai finanziamenti e agevolazioni del programma smart and start gestito da Invitalia possono essere presentate fino al 2020, per cui anche nel 2017, utilizzando il modulo domanda online e allegando i piani d’impresa e la documentazione richiesta.
La domanda va presentata per via telematica utilizzando l’apposito modulo presente sul sito ed indicando il soggetto proponente, tipo di attività imprenditoriale, qual è l’innovazione del progetto, mercato di riferimento e le strategie di ingresso e gli aspetti tecnici, economici e finanziari dell’iniziativa. Ad ogni domanda inviata verrà attribuito un protocollo elettronico, in quanto l’analisi e la valutazione in termini di fattibilità della start up elaborate da Invitalia avviene in ordine cronologico di invio della domanda.
Fra i finanziamenti a fondo perduto vi sono poi i bandi regionali o per aree depresse: si tratta di quei finanziamenti rivolti a imprese situate su un determinato territorio, erogati nell’ottica che l’impresa che ne beneficia diventi un volano di sviluppo per l’economia locale.
Le imprese possono accedere a questi finanziamenti start up a fondo perduto attraverso una domanda. Questa può seguire tre procedure. Una è automatica e si tratta del solo accertamento della completezza e della regolarità della domanda stessa (nell’ambito delle altre presentate). L’altra procedura è valutativa. Questa prevede una istruttoria specifica che valuta le caratteristiche della domanda. L’ultima è negoziale, vale a dire che è applicabile agli interventi di sviluppo territoriale o settoriale. Può essere formulata da una sola impresa o da un gruppo, all’interno di una programmazione.
I finanziamenti provenienti dall’Unione Europea trovano invece la loro principale fonte nello SME Instrument, ovverosia in uno strumento espressamente riservato alle piccole e medie imprese con il fine di sostenere le attività di ricerca e di innovazione e le diverse fasi del ciclo di innovazione. A tale strumento si affianca il COSME – Programma per la competitività delle imprese e delle PMI, che facilita per le piccole e medie imprese (PMI) l’accesso a garanzie, prestiti e capitale azionario, e l’Erasmus per Giovani Imprenditori.
Per quanto riguarda invece gli istituti bancari, che pure in molti casi mettono a disposizione delle sovvenzioni a tasso agevolato proprio per le start-up, si può segnalare, a titolo esemplificativo, la quarta edizione di UniCredit Start Lab, progetto mirato a favorire lo sviluppo di start-up e PMI innovative attivando un programma di accelerazione e incentivando nuovi investimenti.
Il bando si rivolge alle start-up nate da non oltre un quinquennio, alle PMI innovative e alle persone fisiche con idee imprenditoriali vincenti. UniCredit Start Lab prevede, inoltre, un programma di accelerazione completo e strutturato in diverse fasi, con iniziative di mentoring e l’assegnazione finale di un premio in denaro. Sono previste diverse aree per la presentazione di progetti innovativi: Innovative Made in Italy, Digital, Clean Tech, Life Science.
Unicredit concede servizi di networking e mentorship, erogando contributi da 10 mila euro per ciascuna delle quattro categorie, e le domande possono essere inviate entro il 2 maggio 2017.
Vanno inoltre segnalate le venture capital start up innovative e le business angel, società che investono sulle startup innovative in Italia e all’estero.
Le Venture Capital sono società finanziarie specializzate che, valutata l’idea di start up, solitamente presentata con un business plan o un picht aziendale, decidono di investire nella neo impresa con il capitale diventando socio temporaneo della start up. In questo modo, offrono denaro per accelerare l’espansione dell’impresa in cui hanno investito e in cambio assumono una quota in percentuale della stessa azienda. In buona sostanza, alla fine ottengono guadagno attraverso la vendita della partecipazione al raggiungimento degli obiettivi.
Il business angel è invece un investitore non istituzionale che sceglie autonomamente le aziende start up in cui investire perché potenzialmente forti dal punto di vista dell’idea e della crescita. Il loro intervento si traduce in un capitale investito in cambio di azioni dell’azienda.
Infine, quando si sono provate tutte le alternative, vale la pena tentare anche il Crowdfunding, che negli ultimi anni sta diventando uno degli strumenti più in voga per raccogliere capitali. Il concetto è semplice: esistono diverse piattaforme in cui è possibile mettere in mostra il progetto e, nel caso questo venga apprezzato, raccogliere risorse finanziate dal “Crowd”, cioè la gente comune. Ad oggi, due sono i metodi principali di crowdfunding: il reward-base e l’equity-base.
Il primo consiste nel ripagare i propri investitori con un premio (che può consistere in un prodotto, un invito, un ringraziamento o qualsivoglia ricompensa). Il secondo implica una cessione di una parte della proprietà del progetto all’investitore, ovviamente in modo proporzionale al capitale investito. Kickstarter, Indiegogo e Fundable sono 3 tra i siti più diffusi e autorevoli di crowdfunding.
Sognate di seguire le orme di Apple o di Hewlett-Packard? Rispolverate le vostre idee che avete finora lasciato in un angolo a prender polvere, individuate un target, una brand vision ed un team coeso e ben preparato, scegliete la tipologia di finanziamento più adatta alla vostra strategia di marketing e.. buona fortuna!